Jinaa - Compendio

Aspetto

Gli jinaa sono umanoidi, solitamente snelli e di altezza media, con alcune zone del corpo ricoperte di scaglie. Da individuo a individuo può trattarsi di poche scaglie sottili sul viso e sulle mani, fino a una tenace armatura di grandi scaglie lucenti sull'intero corpo.
Per lo più sono glabri, ad eccezione dei capelli che sono sempre neri o castani. Il colore delle scaglie cambia a seconda della casta, per il semplice fatto che le caste sono ereditarie e i tratti estetici si sono consolidati all'interno della razza.
Gli jenaa rinati sono interamente scagliosi, con creste ossee e una coda robusta.
Molti jinaa (e tutti i rinati) hanno canini aguzzi e lunghi.

Personalità

Gli jinaa hanno una personalità fredda, distaccata dal mondo esterno. Sono calcolatori, indagatori scrupolosi ma privi di reale curiosità. Raramente palesano una qualunque emozione, al di fuori delle più semplici e primitive - e la furia di un jina’i è uno spettacolo a cui pochi vogliono assistere. Loro stessi ammettono di non comprendere la capacità delle altre razze di cambiare più stati d'animo nell'arco di una stessa giornata.
Sicuramente, questa apatia emotiva è una conseguenza del metabolismo a sangue freddo e di una educazione famigliare che, nel migliore dei casi, verrebbe definita molto distaccata. I jinaa invece la considerano una forma di disciplina, e considerano le emozioni come una distrazione evitabile. Al riguardo citano gli insegnamenti di Nijaara, che nei suoi precetti elogia la precisione e il rispetto delle tradizioni.

Una vistosa eccezione alla freddezza dei jinaa è l'odio per il genere umano. Gli jinaa considerano gli umani disgustosi e repellenti sotto ogni punto di vista: aspetto, odore, abitudini, religione, e anche per l'eccessiva empatia. Per gli umani, uno jina’i riserva sempre il suo miglior sguardo sprezzante.

Conservare e archiviare oggetti del passato è una mania tipica della razza. Gli jinaa trovano giusto e rassicurante conservare oggetti antichi, a testimonianza di tradizioni ed eventi. Anche i morti vengono conservati, a volte per millenni, in ampi mausolei famigliari. Nel Sigillo non si conosco migliori tassodermisti dei jinaa.

Caratteristiche

Gli jinaa sono mammiferi a sangue freddo, il che li rende suscettibili alle alte e basse temperature, e gli conferisce un metabolismo lento ma efficiente. Come tutti i mammiferi partoriscono figli vivi, generalmente due gemelli dopo una gravidanza di cinque mesi. Alla nascita i piccoli pesano meno di un chilo, e hanno l'aspetto di serpenti con una rozza testa umanoide e braccini tozzi. Crescono rapidamente con una dieta a base di carne (le femmine jinaa non allattano), sviluppando arti funzionali e una mente razionale entro il sesto anno. Durante l'infanzia i piccoli jinaa devono essere sorvegliati a vista o isolati, perché attaccano istintivamente qualunque cosa commestibile.
La maturità giunge a sedici anni. L'aspettativa di vita è di circa 150 anni, ma già intorno ai 90 un jina'i diventa pigro, e passa sempre più tempo immobile o addormentato. A 120 anni è raro che restino svegli più di due ore al giorno, finché un giorno non si risvegliano più.

Gli jinaa producono veleno all'interno di ghiandole posto sotto il palato, collegate ai canini superiori. Dato che non tutti gli individui possiedono canini aguzzi (è un tratto ereditario casuale) i "morditori" sono apprezzati e invidiati dai meno fortunati. Comunque, a dispetto dei racconti popolari, nessun jina usa il morso come arma in battaglia, essendo ben cosciente dei rischi di avvicinare la propria testa a un avversario ben armato. Il morso viene usato solitamente a tradimento, o contro individui inermi. Un'altro modo è l'uso della pianta di Bajja, che cresce in alcune regioni montane, è che è formata da una canna rigida piena di un tessuto spugnolo dall'odore pungente. Il succo di Bajja ha proprietà leggermente caustiche e si combina con il veleno degli jinaa formando, assieme al midollo della pianta, una pallina velenosa che agisce a contatto con la pelle. I jinaa succhiano il contenuto della pianta, lo impastano nella propria bocca e, se l'occasione lo richiede, possono usare la pianta svuotata come cerbottana.
Il bolo velenoso perde immediatamente efficacia quando viene sputato, ma dura abbastanza da agire su un bersaglio entro pochi metri, a patto che colpisca la pelle nuda. Da quando hanno scoperto le proprietà di questa pianta gli jinaa la coltivano intensivamente, ma la difficoltà di conservarla fresca la rende rara e costosa.
Anche gli jenaa privi di denti aguzzi possono usare le piante Bajja, ma il loro veleno non è efficace se iniettato in una ferita o nel sangue.

Come conseguenza del rigido sistema a caste, che vieta ogni matrimonio trasversale, i jinaa hanno prodotto quattro sottospecie distinguibili anche dalle caratteristiche fisiche:
- i siou, della casta mercantile, hanno squame blueastre e il loro veleno è soporifero;
- gli enna, della casta nobile, hanno squame verde chiaro e il loro veleno è paralizzante;
- i roush, della casta operaia, hanno squame ocra o giallastre e il loro veleno causa debolezza;
- infine i souz della casta guerriera hanno squame rosso cupo, a volte nere in punta, e il loro veleno è letale.

A riprova della divisione fisica è che ogni jina’i è immune al veleno dei propri simili di casta, ma non a quello delle altre. Le caste sono fertili tra loro, ma per gli jinaa la riproduzione fuori dalla propria casta è un tabù insormontabile, e anche solo parlarne è vergognoso.

Una ulteriore distinzione è tra jinaa normali e i "rinati", che hanno fatto la loro comparsa dopo la storica battaglia del Anno Perfetto -2, in cui la stessa Nijaara subì una grave sconfitta per mano di Arron Coroman, padre dell'attuale imperatore. A costo della propria essenza vitale, la Dèa ha infuso nuovo potere nei propri figli, così che i più forti possono mutare diventando più forti, letali e robusti. I rinati hanno una pelle spessa e dura, al pari delle migliori armature di cuoio, e il loro veleno ha proprietà acide (in aggiunta a quelle normali). Al momento solo pochissimi jinaa sono riusciti a mutare, con esiti ogni volta differenti, ma il numero è il lento e costante aumento.

Di tutte le razze, glii jinaa sono interfertili solo con gli umani. I nuovi nati sono sempre jinaa, solitamente senza canini affilati, ed è rarissimo che Rinascano. I nati da madri umane hanno una gestazione di otto mesi, e nascono con l'aspetto di un jena'i di un anno di età. Anche se gli jinaa considerano gli umani repellenti, tollerano questi incroci perché aumentano straordinariamente la riproduzione della razza. Due Jinaa sono scarsamente fertili tra loro (non più di una gestazione ogni sei o sette anni), mentre sono normalmente fertili con gli umani. Tristemente, questo ha introdotto la schiavitù umana a fine di riproduzione.
L'introduzione degli umani nella genetica della razza ha conferito agli jinaa moderni i capelli e il seno (nelle femmine). Queste caratteristiche erano assenti nei jinaa originali, e anche oggi l'assenza di capelli o seno è il segno di una famiglia di sangue purissimo.

Cultura

La famiglia è molto importante per gli jinaa e spesso molte generazioni vivono sotto lo stesso tetto in nuclei allargati. Il capofamiglia riceve quasi una investitura ufficiale per il suo ruolo, ed è il membro più influente che ha dimostrato di possedere le qualità migliori per gestire la famiglia, e questo a prescindere dal sesso o dall’età.
A capo degli jinaa vi sono gli Eterni, rappresentanti immortali delle quattro caste e braccio secolare del volere di nijaara. Visti dal popolo come gli eletti della dea, da 700 anni è dovere di questi rinati far rispettare la legge e l’ordine nella società ed amministrare l’impero. A dire il vero però gli eterni sono solo una facciata in quanto il vero potere è tutto nelle mani della dea stessa: tutte le decisioni importante riguardo la politica e il futuro della razza sono prese da lei e poi fatte eseguire dai suoi Eterni.

Gli jinaa hanno un livello culturale molto alto, con una predilezione per le scienze e la magia geomantica. Si dice che siano stati i primi ad utilizzare questa particolare forma di magia e che tuttora posseggano conoscenze superiori persino a quelle possedute dai maghi del corno, come dimostra il grande utilizzo che ne fanno per adattare le isole ai propri bisogni (nei limiti del possibile ovviamente) e il numero dei portali costruiti per collegare al meglio il loro impero. Data la loro natura logica e pragmatica gli jinaa non sono portati per la pittura e la poesia, considerandole arti troppo astratte per loro, preferendogli la scultura e l’architettura di cui sono maestri.

Lo stile di vita jina’i è riscontrabile anche nel modo in cui conducono le loro guerre. Gli jinaa dedicano molto tempo a pianificare le loro mosse, soppesando i pro e i contro di ognuna prima ancora che cominci la battaglia. I loro eserciti hanno uno stile difensivo e specializzati nell’assedio: quando conquistano un’isola fortificano la testa di ponte e procedono lentamente sul territorio costruendo nuove roccheforti e assicurandosi la protezione delle linee di approvvigionamento. Essendo molto poco propensi alle emozioni i soldati jinaa sono molto disciplinati, nonché tristemente famosi per il grande utilizzo dei carri da guerra.

Politica

Anche se sono afflitti da banali stereotipi sulla pericolosità dei serpenti, gli jinaa godono di una buona reputazione tra le classi evolute di tutte le razze. Sono apprezzati per la loro precisione, e per le arti in cui eccellono (la conservazione di oggetti e cadaveri, e la geomanzia), oltre ad essere rispettati (leggi: "temuti") sui campi di battaglia.
Con le diverse razze umanoidi i rapporti sono diplomaticamente cordiali, fintanto che l'altra parte tiene fede agli accordi presi. Gli umani sono una storica eccezione: la rivalità tra le due razze ha radici antichissime, risalenti alla creazione delle razze, e i jinaa non hanno mai preso in considerazione l'idea di seppellire l'ascia di guerra. Probabilmente è questo odio a sostenere la macchina bellica degli jinaa, rendendoli il secondo impero per dimensioni.

Malgrado non si dimostrino attivi nella conquista, nel corso dei secoli dalla loro Isola di Arnaia gli jinaa sono arrivati ad annettere ben sette isole al loro impero in costante espansione, e questo senza contare i vari paesi tributari. Anche questa politica è una conseguenza della loro eterna lotta contro il genere umano e contro il suo più eccelso rappresentante: il Sublime Impero di Comoran. Gli scontri fra queste due potenze risalgono a tempi addirittura precedenti al loro consolidamento politico, e si sono conseguiti sia direttamente che indirettamente sino ai nostri giorni. Benché il sublime impero possieda una potenza superiore a quella degli jinaa sa che comunque non è abbastanza per schiacciare definitivamente gli atavici nemici nelle loro case, e che al meglio si ritroverebbe troppo indebolito anche solo per reggere il proprio stesso peso. Dal canto loro, gli jinaa sono fermamente convinti nel continuare la guerra, procedendo in modo sistematico e costante così come hanno sempre fatto.

Curiosità: gli jinaa provano imbarazzo al cospetto degli Nxai, soprattutto se di sesso opposto. Pragmaticamente, gli jinaa ignorano la cosa, mentre gli Nxai sono troppo educati per riderne apertamente.

Territorio

L'impero jina è il secondo per grandezza nel Sigillo, nonostante abitino effettivamente solo una piccola parte delle Isole che governano. La scelta è basata sul clima delle isole, a causa della scarsa tolleranza al freddo e al caldo eccessivo. Nonostante queste limitazioni gli jinaa dedicano ingenti risorse nelle guerre di conquista, e mantengono un solido controllo anche della più piccola delle Isole. Rispetto all'impero umano retto dall'imperatore Comoran, i jinaa effettuano solo una o due missioni di conquista contemporaneamente, ma una volta annessa un'Isola dedicano sforzi impressionanti per mantenerla, anche a costo di modificarne l'orbita tramite la geomanzia.

Nelle Isole con un clima apprezzabile, viene fondata una capitale retta da un nobile che trasmetterà il titolo per eredità. In queste Isole la popolazione già presente viene amministrata, a volte con maggiore efficienza dei governatori precedenti, ma non ha alcun potere decisionale. L'amministrazione jinaa è capillare e inflessibile, costringendo ad esempio i residenti a coltivare e consumare solo le verdure che gli jinaa stessi mangiano, ed a rispettare gli stessi giorni di festa (nonostante non siano ammessi alle feste in onore di Nijaara).

Religione

I giovani jinaa sono educati, senza eccezioni, al culto di Nijaara, la Plasmatrice. Il suo pantheon comprende i figli (di cui uno è Molker, Dio Padre degli umani il cui dono sono gli occhi), mentre è chiuso a tutti gli altri Dèi. Pochissimi jinaa abbandonano la religione razziale, e quando lo fanno è a rischio della propria vita: anche se ufficialmente non è un crimine, i fanatici di Nijaara colpiscono senza pietà, e i jinaa non provano compassione per la morte di un infedele.
Tutti rinati sono sempre devoti di Nijaara, e spesso non si curano più di adorarne i figli. Poiché nessuno Jenaa nasce già nella forma di Rinato, ma lo diventa (e solo raramente) durante l'età adulta, si pensa che il fattore scatenante sia la fede in Nijaara.

Gli jinaa sono un popolo monoteista assolutistico. Venerano esclusivamente la loro Dea madre Nijaara che a differenza di altre divinità non ha un suo seguito di dei minori, scomparsi misteriosamente secoli or sono. La vita degli jinaa è dominata dalla religione: la loro casta di governanti corrisponde anche a quella sacerdotale e gli Eterni, i capi di ogni spira, sono anche considerati i gran sacerdoti della razza e simbolo vivente di Nijaara stessa. I precetti religiosi corrispondono ai precetti di vita che ogni jina’i deve seguire; conosciuto come il Perfetto Incunabolo della Purezza questo possente tomo regolamenta tutti gli aspetti della vita spirituale e terrena degli jinaa, comprese le leggi. Nella loro società non c’è spazio per l’adorazione di divinità straniere ed il solo pensiero che uno jina’i possa distogliere lo sguardo dalla verità offerta dalla loro dea viene considerata un’orribile eresia che può essere purificata solo con la morte.
Nijaara è una Dea Cardinale e Dea patrona degli jinaa. È una dea molto orgogliosa dotata di notevole intelligenza, senso della precisione e della perfezione, con un bisogno innato di avere tutto sotto controllo. Grazie al suo approccio quasi scientifico molte sono state le sue opere ai tempi della formazione del Creato, tanto che prima di prendere il suo attuale nome era conosciuta come la "Plasmatrice".
Anche se il suo contributo è stato disconosciuto dagli Dèi padri dell’umanità ha partecipato alla loro ideazione facendogli dono dell’intelligenza. La rottura avvenne quando, non riuscendo a dirigere secondo i suoi desideri le altre divinità, se ne andò affermando che da sola avrebbe terminato ciò che loro insieme non avrebbero mai potuto fare. Oltraggiata e insultata dall’esistenza degli esseri umani (ritenendo che gli Dèi padri abbiano copiato il suo lavoro) ha forgiato gli jinaa in modo da poter dimostrare la purezza della creazione originale, instillando loro l’odio per le “copie imperfette ed inferiori” .
Non potendo affrontare direttamente gli otto Dèi padri sin da quel momento lei e i suoi figli si sono adoperati per soppiantare la razza umana come dominatori del creato in ogni modo possibile, e nella sua sempre più crescente ossessione arrivò al punto di cercare di impadronirsi dell’enorme potere magico del corno di Lhumha in modo da raggiungere i suoi scopi in un colpo solo. Non solo il suo piano venne fermato dagli uomini, ma per causa loro perse molto del suo potere divino.

Prima e dopo il Sigillo

La razza jina non ha subito alcun cambiamento dopo l'imposizione del Sigillo, se si esclude la comparsa dei Rinati, che però nulla ha a che fare con il Sigillo. Gli storici concordano che gli jinaa fossero già perfetti al giorno della loro creazione, e che tali siano rimasti.
Come tutti i mortali, la perdita dei poteri immortali li ha spinti a sperimentare nuove strade, perfezionandosi nella geomanza e nelle arti belliche.

Jinaa - Regole